La valutazione optometrica non ha il semplice obiettivo di misurare quanto nitidamente si riesca a leggere una tabella di lettere, ma si spinge ben oltre approfondendo aspetti più complessi come il comfort nella visione, le performance durante le attività di lavoro, l’evoluzione del difetto visivo negli anni e così via.
Analizzare nel dettaglio questi aspetti del proprio modo di vedere è utile e importante per chiunque; dopotutto basta pensare al fatto che la vista, da sola, contribuisce a fornire circa l’80% delle informazioni che raccogliamo dal mondo che ci circonda.
Ecco, quindi, che l’optometria diventa il metodo attraverso il quale si possono affrontare problematiche molto comuni nella vita quotidiana come l’affaticamento davanti al computer, una messa a fuoco instabile, la difficoltà nel concentrarsi durante lo studio o la lettura, una scarsa coordinazione nelle attività sportive o più in generale la sensazione di un certo disagio nel momento in cui si indossano i propri occhiali o lenti a contatto.
Prima di misurare, capire
La più importante peculiarità di una visita optometrica consiste nel fatto che essa non sia un rigido schema di esami e test sempre uguali, ma che anzi sia mutevole e in grado di adattarsi alle caratteristiche, alle esigenze e alle problematiche di ogni paziente.
Tuttavia un punto fermo in effetti esiste: il colloquio iniziale. Esso è infatti il punto di partenza per qualsiasi buona analisi optometrica, proprio perché è già con questo primo passaggio che si decide come sarà strutturata la valutazione successiva.
Durante il colloquio si cercherà di ricostruire l’intera situazione visiva: quando compare la difficoltà, in quali attività si manifesta, quanto incide nella giornata e quali soluzioni sono già state provate. Può essere rilevante sapere se il fastidio compare dopo pochi minuti o dopo alcune ore, se riguarda soprattutto la lettura, il lavoro al computer, la guida, lo sport o l’uso delle lenti a contatto. Allo stesso modo può essere utile capire se gli occhiali in uso sono recenti, se vengono portati sempre o solo in alcune situazioni, se ci sono già state valutazioni precedenti e che cosa è cambiato nel tempo.
Il colloquio, quindi, dà una direzione alla valutazione: è il passaggio più importante e delicato del percorso e soprattutto è ciò che permette di dare significato ai dati e alle misurazioni successive.
Dalla nitidezza al funzionamento visivo
Naturalmente durante la visita optometrica si misura anche la vista in senso più classico: si verifica cioè come la persona vede da lontano e da vicino, se la correzione in uso è coerente con le esigenze riferite e se eventuali variazioni possono migliorare comfort e stabilità visiva.
Come detto però, quando necessario, l’attenzione può estendersi ad altri aspetti del sistema visivo: la capacità di mantenere la messa a fuoco e la sua flessibilità, il passaggio dello sguardo tra distanze differenti, la collaborazione e l’allineamento tra i due occhi, la risposta visiva durante attività prolungate. Questi, infatti, sono tutti elementi che possono influire molto sulla sensazione di fatica, instabilità e disagio, anche quando la nitidezza visiva appare buona.
Questo non significa che tutto debba essere misurato in ogni incontro. In alcuni casi è centrale la correzione ottica, in altri il comfort da vicino, in altri ancora l’interazione tra visione e postura, altre volte si affrontano lenti a contatto o attività specifiche. La valutazione viene costruita in base al motivo della richiesta e a ciò che emerge durante l’esame.
Che cosa non è una valutazione optometrica
Una valutazione optometrica non sostituisce una visita oculistica e non ha lo scopo di diagnosticare patologie oculari. Non prevede farmaci, interventi chirurgici o indagini mediche. In presenza di sintomi improvvisi, dolore, calo visivo recente, patologie note o necessità diagnostiche, il riferimento è sempre il medico oculista.
Alcune volte è proprio il medico che, dopo aver escluso o diagnosticato una patologia, richiede l’intervento di un optometrista per approfondire al meglio quale possa essere la soluzione visiva per il paziente. La collaborazione è infatti essenziale per la gestione dei casi più complessi.
Cosa si ottiene alla fine
Alla fine della prima valutazione optometrica i risultati vengono riletti insieme, spiegati e collegati alle difficoltà descritte all’inizio: cosa può contribuire alla fatica, cosa può rendere meno stabile la visione e quali aspetti meritano maggiori attenzioni.
Da qui si definisce il passaggio successivo. Può trattarsi di aggiornare la correzione, approfondire un aspetto specifico, valutare meglio l’uso delle lenti a contatto, considerare un percorso di visual training quando indicato oppure consigliare il confronto con il medico o con un altro professionista.
A volte la conclusione più utile è proprio capire che il problema non sembra dipendere in modo principale dalla correzione o dal funzionamento visivo. Anche questo orienta meglio il percorso ed evita di inseguire soluzioni poco pertinenti.
Quando ha senso prenotare
Una visita optometrica può essere utile in diverse situazioni: quando si nota un semplice calo visivo, quando si è già a conoscenza di avere un difetto della vista e quindi si desidera tenerlo monitorato, quando il medico oculista ha evidenziato una problematica complessa per la quale raccomanda la valutazione di una soluzione ottica altrettanto strutturata, quando le proprie lenti a contatto non sembrano efficaci o semplicemente non sono mai state controllate da un professionista, quando lo studio, la guida, la lettura o il computer non si riescono a gestire efficacemente, quando sembra di avere problemi di postura o equilibrio nel momento in cui si portano i propri occhiali o le proprie lenti o, ancor più in generale, quando la vista tutto sommato sembra nitida ma semplicemente capita frequentemente di avere la sensazione che qualcosa non stia funzionando nel modo corretto.
L’obiettivo dell’optometrista è proprio questo: ascoltare il paziente durante la valutazione, renderlo consapevole della propria situazione ottica e, un po’ come un sarto, cucire percorsi e soluzioni visive adatti alle sue esigenze.
